Kay scartò il demone cornuto, cercando di rifugiarsi dietro il turbine di vento che aveva evocato e che stava controllando. Non appena la creatura fu in traiettoria, Tarna da distanza evocò un incantesimo – una lunga striscia di fuoco che va ad impattarsi contro il demone. L’incantesimo però ha il solo effetto di ricoprire per qualche istante il mostro di una tremula luce cremisi. Tanto basta perchè Mark possa avvistare il demone in mezzo alla nube di detriti sollevati dall’elementale. Con lunghe falcate magicamente potenziate dalla preghiera di Halidon, l’uomo di Highfolk arriva in contatto con la creatura dell’Abisso. Non appena Mark si avvicina questa lo colpisce con il grosso braccio irto di scaglie e corni. Una delle due asce del ranger volteggia in aria, lasciandolo con la sola piccola accetta infuocata in mano. Mark di rimando vibra un colpo e l’arma sacra, avolta in lingue di fuoco divino, affonda sfrigolando nelle carni del demone. Distratto dalla ferita, il mostro non fa in tempo ad evitare la poderosa carica del cavaliere del cervo, che infilza il mostro con la sua lancia scagliandolo a terra sfruttando la massa della sua cavalcatura. Prima che possa rialzarsi, il ranger finisce il demone vibrandogli un colpo d’accetta nella bocca aperta, la lama attraversa la mascella e il collo fino al petto. Sotto i suoi occhi, l’abominio comincia a diventare nero e opaco, disgregandosi in un istante in cenere. Il vento si placa, e l’unico rumore nella radura per qualche secondo è quello di Skyblade che scivola dalla presa di Kay, cadendo a terra, rieccheggiando.
Quando i detriti e il pulviscolo si depositano del tutto, il campo di battaglia si mostra in tutta la sua desolazione. Nulla è rimasto della carovana se non tele lacere, legna carbonizzata, e contenitori di legno e metallo ridotti in pezzi. Ovunque corpi straziati di orchi, ogre ed esseri umani di ogni sesso ed età, gli arti spezzati, le vesti lacere, la pelle ricoperta di fumo, sporco e terra, semi sepolti sotto una spanna di fango e pietrisco. Il cavaliere del cervo, unico sopravvissuto al massacro, si presenta come Martens Wintershield, nobile Oeridian di Furyondy e Cavaliere di Veluna. La sua carovana stava portando un grande carico di cibo ad Highfolk: cose come olio, cereali, granaglie, vino, pesce di fiume essiccato ed altro. Il fatto che un contingente di elìte come quello affrontato, capeggiato addirittura da un sacerdote di Iuz, si sia spinto fino a quaggiù è indicativo che le forze del Vecchio si stanno facendo disperate. E’ conoscenza comune che i territori di Iuz sono sovrapopolati, e che l’Impero sia sull’orlo del collasso interno. Gli orchi sono irrequìeti per il periodo di pace troppo prolungato. I campi sono vuoti e gli schiavi troppo deboli per lavorare. Si ipotizza che il Kalavakus e il sacerdote di Iuz siano giunti fin qui a comando della potente unità per raccogliere schiavi, e per portare cibo nella Vesve, chiaramente non solo quello cotenuto nei carri, ma anche quello a due gambe che li scortava.
Halidon benedice i corpi dei figli cadetti di Lord Stafford con una preghiera preservatrice. Lord Stafford è un nobile Veluniano che ha sponsorizzato la missione di rifornimento. Martens afferma di voler portare le salme al padre. Il resto dei corpi viene bruciato, secondo antichi rituali di Pelor (o Sol, come è conosciuto dagli Oeridian). Mark infila le teste degli orchi come monito su pali improvvisati, disposti attorno alla radura; brucia poi i corpi e il loro lurido equipaggiamento ammassandoli in una grande catasta. Tarna e Halidon si avvicinano al corpo del sacerdote di Iuz che pareva a comando della spedizione. E’ poco piu di un guscio piccolo e avvizzito, gli occhi del cadavere completamente neri, con un solo punto color sangue al centro, ovvio simbolo di voto alle forze demoniache. Halidon strappa dal collo del corpo sgozzato un medaglione di metallo nero, sagomato come un teschio. Provvede poi alla purificazione del simbolo, del minuscolo corpo e dell’abominevole bastone che portava con una vampata di fuoco sacro. Il bastone del sacerdote era intarsiato nel legno scuro, di foggia grezza; sottili catene appese alla sommità terminanti con un piccolo teschio umano. Su alcuni dei cadaveri nei pressi del sacerdote sono evidenti orribili mutilazioni – le loro palpebre rimosse affinchè potessero assistere alla morte e al dolore dei loro cari.
Così vili sono le vie del Vecchio.
Il gruppo riparte verso est, alle pendici collinari delle Yatils, proseguendo su una strada dissestata e in completo abbandono. Vengono in contatto con un contingente di bootmen, veterani Furyondyani che pattugliano questa zona delle Yatils, di importanza economica immensa per il Regno di Re Belvor IV. I bootmen erano sulle tracce degli orchi eliminati dalla compagnia dei nostri eroi. Lasciati i bootmen, la sera si accampano nella carcassa di una locanda nei pressi di un crocelia, l’edificio bruciato solo il giorno prima dagli orchi. Tutt’attorno ai nostri il paesaggio ha un aspetto tetro e desolato. Fattorie abbandonate, molte in rovina, quasi tutte poco piu che resti e monconi divorati dalle fiamme. Il silenzio nell’aria è sepolcrale e in lontananza è possibile osservare le prima fronde boscose della immensa Vesve, dove ogni giorno si combatte per la salvezza dell’intera umanità.
Il mattino del secondo giorno di Coldeven porta i nostri ad una biforcazione. Ad est la strada porta a Baranford, una città Furyondyana fortificata, mentre i nostri proseguono verso sud in, direzione del confine con Veluna, rappresentato dal fiume Fals. Per quanto tecnicamente parte di Furyondy, le terre che stanno venendo attraversate dai compagni a questo punto sono solo nominalmente controllate e pattugliate, dapprima perchè territorio degli indipendenti Highfollk che mai hanno giurato fedeltà al Regno, poiperchè terreno conteso tra questi coraggiosi uomini e le truppe umanoidi del Vecchio.
Già a diverse miglia di distanza è possibile avvistare sul corso del fiume una costellazione di fortificazioni Velunesi: Bretton sulla via “minore” che costeggia il fiume Fals a sud-est, poi Uleton, e la piccola Slarn e nell’entroterra la famosa Alark. La piu imponente di queste costruzioni però, è il mastodontico Castel Sepher, che segna l’ingresso ai territori Velunesi.
Sulla via, i nostri incrociano diverse stradicciole che si inerpicano sulle colline ripide a ovest. Una di queste, in condizioni decisamente migliori dei sentieri coperti da erbacce che avevano seguito fino ad allora, porta alle Miniere di Carnalion, meta ultima del mercante Adamar.
I nostri scortano l’umano dal sangue olve fino a destinazione, attraversando un territorio pattugliato da unità di militari montanari locali chiamati bootmen, e fanti corazzati e armati fino ai denti per proteggere l’oro della corona. Le miniere di Carnalion difatti forniscono quasi l’intero patrimonio d’oro dell’intera Furyondy. Le vasche di dilavaggio aperte al cielo e le cave dove il materiale grezzo vien estratto, sono protette da zelanti sacerdoti di San Cuthbert e Heironeus al servizio della Corona. Adamar prosegue oltre le Miniere, e si sposta oltre il confine dei territori protetti per giungere ad una piccola comunità di gnomi che estraggono gemme dalla terra stessa da secoli immemori. Gli gnomi però sono cupi e in lutto per diverse perdite recenti. Per qualche motivo gli elementali della terra che proteggevano le loro dimore non rispondono piu alle loro richieste di aiuto, e gli umanoidi pare se ne siano resi conto. Adamar rimane in compagnia degli gnomi tutto il giorno, contrattando e intrattenendo rapporti attraverso i curiosi costumi del Popolo Nascosto. Gemme preziose vengono scambiate con lingotti di platino marchiati con l’effige di Highfolk che il mercante teneva in una particolare borsa magica dotata di sofisticati sistemi di sicurezza. La compagnia riposa e pasteggia in una piccola stazione di posta di proprietà del Re, dove i soldati e gli autoctoni vengono a rifocillarsi. Il lignaggio di Martens viene rispettato, e la compagnia gode della ruvida cortesia che i soldati e gli ufficiali reali riserva per un Cavaliere di alto rango. La carica comunque non pare avere grande effetto sui bruschi e diffidenti autoctoni che lavorano nelle cave.

Il terzo giorno di Coldeven, la compagnia e Adamar si separano, i nostri diretti verso Castel Sepher. Il guado sul fiume Fals è largo e solido, nei pressi sono presenti i pesanti blocchi che vengono spostati sugli argini nei mesi estivi. Oltre, il gruppo viene bloccato da una pattuglia, uomini in armatura di maglia che portano l’emblema di Veluna: quattro lune e una croce d’oro su una tunica nera. A comando della pattuglia c’è un sacerdote di Heironeus: Bramfrius, il suo ampio mantello bianco chiuso con un fermaglio di platino a forma di saetta stretta in un pugno. La sua armatura è lucida come l’argento, e sul capo indossa un grande elmo piumato. L’ufficiale chiede alla compagnia di portare notizia di quanto accaduto al Lord Cavaliere Impetuoso Ellard Rojan, amministratore del Castello per conto della Duchessa e della Diocesi.
Castel Sepher è una costruzione grandiosa: una fortificazione immensa e ambiziosa che è stata completata solo da un paio di anni, ma che è stata di importanza decisiva per proteggere Veluna allo scoppiare delle Guerre di Greyhawk. Il castello è stato voluto e finanziato dal vecchio Duca Landis Whitehale in coalizione coi baroni e lord di Whitehale ben quarant’anni fa, che lo volevano adibire a quartier generale del Cavalierato di Whitehale. Questo ordine dedito alla protezione del confine fu fortemente voluto dal Duca, e le sue volontà si sono rivelate decisive. Il Duca morì in battaglia durante le guerre, lasciando il titolo alla figlia, la Duchessa Lady Whitehale, una paladina di Heironeus che ha adottato di recente una politica estremamente aggressiva nei confronti degli orchi e degli umanoidi della Vesve. Il Castello in origine non fu voluto dallo stato di Veluna, per cui è ancora considerata una costruzione “adulterina”, ovvero una costruzione che non gode di riconoscimento ufficiale da parte dell’Ordine Celestiale (il piu alto consiglio dei Lord Velunesi), seppur recentemente ci sono stati diversi sviluppi politici a riguardo.
Adulterino o meno, il popolo che lavorava la terra attorno al castello vi si rifugia ormai da anni. Un alto muro esterno e un terrapieno alto quindici metri cingono il villaggio densamente popolato, sorto alle pendici della collina che permette una vista ottimale e strategica del fiume Fals. Sebbene attorno alle mura sono cresciute negli anni baracche e tende lacere, e rifugi di esuli Highfolkiani e Furyondyiani, molti di questi sono ora disabitati. I profughi che hanno subito perdite durante la Guerra poco per volta vengono passati alla foresteria dove vengono accuditi dai preti di Rao e messi in grado di procedere per Whitehale, o altre città Velunesi.
Martens si fa strada tra il volgo, diretto verso la fortezza vera e propria. Mentre la compagnia attraversa il barbacane che porta al cortile interno del castello, Tarna viene avvolta da un bagliore dorato. Dietro di loro si sente il rumore delle guardie che trasalgono, e lo sferragliare delle picche incrociate rapidamente per impedire loro l’uscita. Dall’altra parte del condotto si ode il clangore delle catene che vengono svolte dagli argani, e una pesante grata si abbssa per chiudere l’altra via. Oltre alla grata, diversi sacerdoti di Rao dal capo rasato avanzano stringendo tra le mani pergamene che vengono srotolate e lette in tutta fretta. Tarna guarda Halidon, ma questi con sguardo atterrito e voce spezzata le comunica che non ha giurisdizione in questo territorio. A queste parole, Tarna reagisce con una velocità e protezza di riflessi sconvolgenti. Prima che Mark e Martens possano avvicinarsi ai sacerdoti per far sollevare loro la grata, la tiefling evoce un incantesimo e sul suo dorso spuntano ali membranose e infuocate. Sotto lo sguardo esterrefatto dei comagni, Tarna prende il volo diretta verso nord da dove erano venuti. Martens chiede di parlare immediatamente con il sovraintendente Lord Rojan con voce concitata ma decisa. Prima che il Gran Cavaliere arrivi però, qualcosa di inaspettato avviene sulle guglie del castello. Mark e Martens ripercorrono il passaggio sotto al barbacane, seguendo lo sguardo del resto dei compagni verso il cielo. Avvolti in un nembo di purissima luce perlacea, due splendide figure con quattro ali piumate sul dorso hanno spiccato il volo inseguendo tarna, avvolti in armature di metallo splendente, enormi asce brandite tra le mani.
Una volta sollevata la grata, Martens Wintershield e Rojan Elland si allontanano dalla compagnia, discutendo con sguardo grave degli ultimi avvenimenti mentre il gruppo di compagni viene scortato dentro la mastodontica fortezza, attraverso grandi sale e corridoi ampi e freddi fino al solarium del Cavaliere Impetuoso. Nel tragitto il gruppo nota la presenza di sottili tubi di cristallo appesi negli angoli dei corridoi e nelle sale, atti a rivelare eventuali influenze o possessioni demoniache. Due picchieri rimangono a guardia della porta, mentre altre tre robuste guardie in divisa nera e oro su un’armatura di maglia di ferro e piastre, gli spadoni al fianco, rimangono vicino ai compagni in attesa del ritorno del comandante. Arriva prima Martens, poi a distana di qualche minuto il comandante accompagnato da un uomo sulla sessantina, il volto scavato, avvolto nelle morbidi vesti scure dalla foggia tipica degli abiti degli arcanisti. L’uomo ha occhi scuri e irrequieti. Egli non si presenta, e anche durante la lunga interrogazione della compagnia rappresentata da Halidon (una mossa astuta), sembra quasi distratto, le mani ossute e nodose in continuo movimento, le dita che massaggiano le articolazioni delle falangi. Quando interviene, la voce del mago è calma e rassicurante, la voce di un oratore. Chiede gli sia mostrato il temuto Demonomicon, ma Kay rifiuta di darglielo anche quando il Comandante introduce il mago come Bigby – l’uomo che aiutò Hazen ad evocare i poteri del Pastorale di Rao nella cerimonia che portò alla Fuga dei Demòni nel 588 CY. Bigby tranquillizza il Comandante, accettando di buon grado la diffidenza di Kay. Esorta i compagni a incontrarlo nel suo laboratorio e studio a Mitrik, se loro preferiscono. Mark consegna la spada di Drelzna, un oggetto gelido e malvagio, a Bigby, che però preferisce sia il tempio locale ad occuparsene. Nel castello ci sono cappelle adibite al culto per gli adoratori di Rao, di San Cuthbert e degli dèi Agricoli Oeridian, ma è la Chiesa di Heironeus che gode quaggiù di maggiore influenza. Una vera e propria chiesa di Heironeus occupa una intera torre, adorna dei simboli di potere del dio del coraggio. Bigby identifica poi sommariamente la Prigione di Zagyg che Kay tiene nella sua borsa, invitandolo a usarla con saggezza e cautela. Dopo una lunga chiacchierata, la compagnia viene lasciata andare, Martens a capo della missione. Il lord si raccomanda di non informare nessuno della presenza del libro, o potrebbero fare la fine della compagna…
Giunti all’immensa torre-chiesa fortificata dove Heironeus viene adorato dai cavalieri di Whitehale e dai devoti del contingente (quasi duecento unità di fanteria pesante), i nostri si trovano di fronte ad una cacofonia di luci abbaglianti, gli stendardi appesi sulle pareti, assieme ad armi e trofei di battaglia. Soldati, cavalieri (tra i quali quaranta Cavalieri di Whitehale di picchetto al castello), paladini, templari e crociati dalle corazze splendenti vengono qui per pregare e meditare. Colonnati immensi di marmo dorato spiccano verso il cielo per pedersi in una luce purissima. Al centro, una scalinata costeggiata da statue di cavalieri in armature intarsiate in ogni minimo dettaglio porta a un massiccio altare di ferro a forma di scudo. Vicino all’altare è presente il grande sacerdote di Heironeus, la sua corazza da cavaliere nera e oro in contrasto con il candore dei due giganti che lo sovrastano. IL grande sacerdote è un uomo alto e robusto, la sua stazza accentuata dal volume della sua corzza, ,a i due giganti, apparentemete gemelli, lo superano in altezza di quasi un metro. La loro pelle è bianca ed emana un debole bagliore, gli occhi sono cerulei e lattiginosi, privi di pupille. Capelli color argento scendono sulle pesanti armature, decorate con complesse rune celestiali fiammeggianti di luce d’oro. Le loro armature sono di argento e mercurio liquido, simili per foggia a quelle dei cavalieri del mondo terreno, ma elaborate e complesse nei disegni che le ricoprono. Poggiate sulle enormi spalle, gli angeli portano asce dalla forma esotica e dalla lama curvilinea. Armi lunghe quasi tre metri. Dietro le loro schiene, quattro enormi ali piumate si aprono nel loro imperioso splendore. I loro occhi ciechi si volgono attenti verso il gruppo quando la spada di Drelzna viene poggiata sull’altare. Diramazioni nere simili alle vene sul volto di un annegato si propagano dalla lama sulla superficie metallica. Il sacerdote poi rassicura i compagni che Tarna non è stata uccisa dai due angeli ma sembra essere scomparsa quando ha letto il contenuto di una pergamena in suo possesso. Dove sia andata, i due non sono riusciti a definirlo. Forse addirittura, potrebbe essere andata nel Vasto Oltre.
Congedato il Gran Sacerdote la compagnia riparte di buona lena, arrivando in serata a Whitehale City, una città di considerevoli dimensioni e capoluogo diocesiano di Whitehale, nonchè sede del Palazzo Ducale. Da Whitehale in poi in direzione sud, la strada è completamente di sasso come gran parte delle vie di comunicazione costruite dagli Aerdy. La via è ben tenuta e strettamente pattugliata da soldati, intervallata da cippi di pietra ogni cinque miglia indicanti le distanze percorse. Ora dopo ora tutt’attorno a loro si estendono praterie e pascoli e campi di cotone a perdita d’occhio. Non fosse per le pietre non sarebbe possibile capire quanta distanza si è percorsa. Come puntini nell’immensa prateria verde si scorgono le fattorie e le comunità agricole Velunesi. La strada è spesso spezzata da incroci e sentieri laterali che attraversano i campi portando a piccoli paesi. Si tratta di affiatate comunità che sorgono attorno a grandi piazze di mercano, immancabilmente all’ombra di un campanile, di un pozzo, di una casa adibita ad ospitare le riunioni e le feste della comunità. I Velunesi sono uomini semplici e fortemente religiosi, amanti della buona lettura e della compagnia, ma soprattutto del lavoro onesto e della famiglia. Di quando in quando, tra un campo coltivato e un canale di irrigazione, si intravedono anche piccoli branchi di cavalli selvaggi che si muovono liberi nei campi, o dentro grandissimi ranch. Raramente qualche maniero di proprietà di un barone o di un Lord al servizio di Whitehale. A parte queste costruzioni però, e ai pochi frutteti, pare che l’intera regione sia stata disboscata e livellata. Una sterminata pianura senza fine, un oceano verde e piatto. I nostri arrivano la sera del 3 Coldeven presso una comunità rurale e vengono per la prima volta in contatto con gli uomini delle campagne che parlano un dialetto locale difficilmente comprensibile chiamato Velondi. Qui vengono ospitati, sotto l’egidia del sacerdote di Sol e del Cavaliere del Cervo.

Il 4 di Coldeven la compagnia arriva a Snelland, proprio nel mezzo di una sagra che si conclude con una cermonia che consiste nel dare alle fiamme una grande struttura di rami secchi e fogliame, come saluto alla primavera. Purtroppo la cerimonia è cara ad Obad-Hai ma fedeli zelanti Sol si oppongono ad essa. La festa termina in una rissa dove la compagnia ne approfitta per scaricare la tensione dei viaggio. Halidon in particolare, il sacerdote di “Sol”, viene assalito per primo ma si difende con abilità di lottatore consumato.

Il 5 Coldeven, i nostri giungono ad un grande ranch per abbeverare i cavalli e far ferrare le bestie. Mentre Martens approfitta della pausa per passare del tempo con i cavalli, il gruppo si dirige ad un caravanserraglio nei pressi di Eddystone. Lasciato il ranch, la compagnia decide di non anticipare la sosta, approfittando delle ore rimanenti di luce per spronare di nuovo i cavalli attraverso i campi di grano illuminati dal sole morente.
Il 7 di Coldeven, dopo un giorno di viaggio privo di eventi, il gruppo finalmente avvista Mitrik è all’orizzonte, con le sue indistinguibili guglie e le sue splendide cattedrali. Nonostante la distanza è possibile identificare, la Città Eterna, la Città dentro Mitrik che ospita l’Arcivescovo e la Cattedrale di Rao piu influente delle Flanaess. A poche miglia da Mitrik, la compagnia decide di pernottare in una piccola locanda, printi a raggiungere la capitale il mattino seguente.