Assassini!
by Mick
Coldeven 7, 596 CY

Veluna e dintorni
Arrivati al villaggio di Stafford, Martens si dedica al cambio dei cavalli ispezionando con attenzione l’operato dei ragazzi adibiti alla manutenzione del maneggio. E’ risaputo che la stazione di posta sia di proprietà del barone di Stafford, il cui maniero può essere visto all’orizzonte nei pressi di un piccolo bosco, una riserva di caccia personale del nobile. I ragazzi al lavoro nel maneggio sono contadini del luogo: efficienti e affiatati, ma poco piu che villani che servono una corvè. Alla tarda ora in cui arrivani i compagni, e con il rollio dei tuoni all’orizzonte, è chiaro che è solo l’influenza dell’emblema del Cavaliere del Cervo sul pettorale di Martens che spinge i ragazzi ad effettuare il cambio degli animali, per di piu gratuitamente, e li porta a preparare loro un carro per portarli a Mitrik nel piu breve tempo possibile. Kay e il resto del gruppo intanto percorrono la strada che taglia il villaggio, e osservano come questo si estende non solo ai lati dalla grande strada sassata Aerdy che porta a Veluna, ma anche ad ovest, in direzione del maniero degli Stafford, avvolgendo una piazzuola con un pozzo e alcuni edifici di culto, un giardino curato dalla comunità, e un ampio spazio periferico che ospita un enorme caravanserraglio dove Rehnee e Velunesi usano scambire merci ed informazioni. Cadono grosse gocce dal cielo, e si scorgono lampi all’orizzonte illuminare il cielo plumbeo, nubi pesanti sopra i pascoli che si stendono a vista d’occhio. La compagnia decide di rifocillarsi nell’unica locanda del villaggio. Si tratta di una imponente struttura di legno a due piani, con una grande stanza centrale in parte occupata da una staccionata dove si rincorrono animali da cortile come oche, fagiani e pecore.
Il luogo è chiassoso, umido e caldo. Gli avventori sono di buonumore, quasi tutti mercanti di passaggio, qualche Rhenee dagli abiti variopinti, un paio di guardiastrada sul fondo del locale. E’ tradizione del luogo che le famiglie del villaggio si ritrovino all’imbrunire in una struttura principale nel cuore della comunità per pregare assieme e scambiarsi piacevolezze prima di andare a dormire di buon ora. E’ per questo che la locanda è per lo piu popolata da viaggiatori e pellegrini, e i soliti mendicanti ai quali la comunità offre (al massimo per un giorno, sia chiaro!) un semplice pasto. Il locale è gestito da un uomo corpulento e alto e con una barba fluente, e dai suoi figli, un torrente interminabile di marmocchi e ragazzoni che si prodigano a servire ai tavoli, trattando la clientela con cortesia ed efficienza. Quando uno di questi nota le effigi cucite sulla sopraveste di Martens, è sua premura assicurarsi che questi sappia che il pasto sarà offerto dal padre, che da sempre offre ai cavalieri e ai servitori dello stato un servizio abbondante a spese della locanda stessa. L’affiatamento e la cortesia di queste persone sembra genuino, ed è facile capire perchè la gente di Veluna sia universalmente considerata l’esempio di eccellenza delle qualità umane.
Dal grande braciere sfrigolante al centro della sala vengono tagliate con lame affilate grosse fette di carne bovina, ancora sanguinante all’interno, ma avvolta da una crosta salata dovuta dalla cottura alla brace. Verza colorata in maniera variopinta e patate saltate ai porri in padelle di stagno vengono portate sul tavolo dei nostri, che dopo diversi giorni di viaggio a cavallo, non chiedono di meglio che un pasto caldo e birra fresca.
D’improvviso, quasi simultaneamente, i nostri cominciano a sudare. Vengono assaliti da crampi allo stomaco, giramenti di testa, nausea. Con gli occhi appannati si guardano attorno, appena in tempo per notare un gruppo di sconosciuti che li stavano accerchiando sguainare sottili coltelli luccicanti. Mark è il primo a reagire, colpendo lo sconosciuto con un vassoio di stagno colmo di patate che volano in aria. La sua reazione è fulminea ma l’assassino riescie comunque a piazzare il colpo sul suo braccio. Il veleno ha effetto immediato e Mark sgrana gli occhi quando se ne accorge. Seguono altri fendenti, e quando una piccola fasca si infrange sul loro tavolo riempiendo la stanza con una nobe veleonsa, Mark cade a terra con la bocca schiumante e le labbra livide. Martens scatta sul tavolo, per dare man forte a Kay che è stato aggredito da un uomo armato di due kukri (vedi disegno). L’uomo si muove a velocità sorprendente, chiaramente innaturale. Ferisce ancora Kay prima di venir spinto a terra da un calcio di Martens. Prova ad estrarre una fiala dalla cintura ma l’ascia del cavaliere del cervo si abbatte su di lui, tranciandogli le dita che tenevano la fiala. L’uomo balza in alto, aggrappandosi alla ringhiera del ballatoio, seguendo le mosse di Kay che si era divincolato dal combattimento. Due uomini incappucciati rubano le borse di Mark e di Calathes, che evoca dall’aldilà una forma fumosa e indistinta che si confronta con l’assassino davanti a lui, che però toglie lo sguardo in tempo per borseggiarlo e fuggire. A capo tavola, opposto a Mark, Halidon resiste con vigore all’attacco di due assassini, uno dei quali armato con una lunga catena chiodata. La catena si avvolge attorno alle gambe corazzate del chierico di Sol, sbalzandolo a terra, mentre questi getta la borsa a Kay un istante prima che salga sul ballatoio. Haldon afferra poi l’uomo per una gamba con una presa d’acciaio, per poi cambiare posizione con l’abilità di un lottatore, fino a sottomettere l’assassino con il viso premuto contro le assi del pavimento. Il resto degli assassini scappa, sottomesso dalla resistenza del gruppo ai numerosi veleni e dall’impossibilità di raggiungere la borsa di Halidon.
Il combattimento cessa e la nube velenosa si dissolve lasciando sul pavimento della locanda, tutt’attorno al gruppo, una dozzina di uomini e ragazzi immobili, soffocati dalla nube mortale. Anche l’assassino immobilizzato da Halidon è morto, gli occhi vitrei e le labbra nere, forse ucciso da un veleno nascosto nella bocca. Mark viene rianimato in tempo da Martens che gli riversa in gola una pozione che neutralizza gli effetti della tossina prima che il ranger della Vesve lasci Oerth definitivamente. Giungono sferragliando le guardie del villaggio, le livree blu e oro fradice di pioggia sulle corazze di maglia di ferro e elmi piumati di azzurro, mentre i nostri si riprendono e la locanda finisce di svuotarsi, gli ultimi avventori che corrono all’aperto presi dal panico totale. Oltre agli avventurieri e ai cadaveri, è rimasto solo un uomo in locanda: un oeridian sui quarant’anni con un mantello rosso brillante e che Martens identifica come una delle Guardie del Pastorale. La Guardia ha aiutato il gruppo durante l’assalto, passando a fil di spada uno dei due assassini che stava attaccando Halidon. Egli si identifica come Albion Brightmore, e conferma il suo ruolo a protezione del Canone di Rao. Parlando sottovoce con Martens, Albion lo avvisa con una vena malcelata di rimprovero che dal momento che sono giunti ad Highfolk, si è diffusa a macchia d’olio la voce che il Demonomicon era in loro mani. Era questione di tempo prima che qualcuno venisse a reclamarlo.
Per quanto possibile, sotto la pioggia torrenziale, le guardie controllano la locanda da cima a fondo e battono con cura le strade e i campi che la circondano, ma purtroppo non riescono a trovare gli assassini superstiti. Due delle guardie si occupano di avvolgere i corpi dei deceduti dentro a dei lenzuoli mentre il padrone della locanda, sconvolto, viene interrogato dal capitano delle guardie.
