Mitrik
by Mick
Fuori dalla locanda il cielo sembrava aprirsi cone un lenzuolo al ritmo di tuoni laceranti preceduti da interminabili rollii. La pioggia cadeva in gocce grosse come uova di quaglia, il terreno attorno alla locanda era allagato. Le guardie di Stafford pattugliarono la locanda ancora per qualche ora in cerca di indizi sugli assassini, mentre due donne, forse madre e figlia abbigliate con le vesti sacerotali di Zodal, recanti sul petto un medaglione di legno sagomato come mani fasciate e congiunte, aiutano Mark e Kay a spurgare il veleno nel loro corpo. Il petto di Mark venne coperto di sanguisughe quando era ancora riverso a pancia in su sul pavimento di legno della locanda, mentre a Kay venne somministrato dalla piu giovane un decotto di acqua calda ed erbe amarissime che lo portarono immediatamente a svuotare lo stomaco dal cibo avvelenato. Kay rifiutò poi le sanguisughe, sperando che il veleno ormai entrato in circolo non si riveli letale. Halidon e Calathes esaminarono i corpi dei due assassini morti. Due giovani oeridian dalla carnagione olivastra dal naso dritto e apppuntito. Capelli castani, il volto simile a quello di altre mille persone. Sul loro corpo non ci sono tracce: ne’ monete, ne’ cibo, nulla che possa aiutare i nostri a sapere qualcosa di piu sui loro assalitori. Le loro labbra erano nere e tumefatte, e dentro la bocca la lingua e la gola erano diventate un’unica massa disciolta. Era impossibile provare ad interrogarli, quei corpi non avrebbero potuto dire un bel nulla.
A notte fonda la locanda si vuotò del tutto, le donne tornarono nei loro alloggi in paese e il capitano delle guardie lasciò il locale affidando a quattro guardie un turno di picchetto ai due ingressi della locanda, due presso quello principale e due davanti a quello della stalla. Albion e il gruppo si incontrano in una grande stanza piena di sgabelli situata appena sopra il braciere. Dalla griglia che dava sulla sala principale entrava odore di carne arrostita e fumo ma la stanza era piacevolmente calda, soprattutto dal momento che fuori stava piovendo a dirotto. Albion avvisò il gruppo che voci insistenti sul loro conto e sul libro che stanno portando a Mitrik li stavano precedendo sin da Highfolk. La prima persona che riportò questa voce pareva essere un uomo corpulento e baffuto, poi una giovane ragazza dal sangue olve, e persino nelle miniere di Carnalion i minatori delle cave erano a conoscenza del fatto che l’importante testo era nelle loro mani. Albion consigliò al gruppo di custodire il libro mentre lui sarebbe partito immediatamente per avvisare Hazen stesso e il consiglio dei vescovi del loro arrivo. Propose un vecchio maniero dismesso nei pressi di Mitrik come luogo di incontro del gruppo con Hazen. All’unanimità il gruppo si dimostra contrario e sospettoso, cosi si accorda per aggiornarsi con il Guardiano del Pastorale il giorno seguente, quando si sarebbero trovati al torneo di Harpastum che apre la settimana di festeggiamenti per i 150 di indipendenza di Veluna dall’Impero Aerdy.
Albion lasciò il paese e Calathes assunse le sembianze di Kay. Scese poi nella sala principale cercando il locandiere Gostannus o uno dei suoi figli che aveva visto alloggiare in una stanza contigua al salone con la porta spalancata. Decise di non svegliarli, passando poi per la stalla dove verificò che le loro bisacce erano state frugate a fondo e si mostrò alle due guardie di picchetto alla stalla. Nel mentre, Kay si camuffò da questuante, afferrò Skyblade stretto nella mano e spalancò l’anta della finestra al primo piano, gettanosi nel vuoto e nella pioggia torrenziale. Silenziosamente iniziò a fluttuare verso sud, cullato dai venti fino alla periferia di Mitrik.
Coldeven 8, 596 CY
Il gruppo si svegliò il mattino seguente di buon’ora per trovare la sala della locanda gremita di gente che faceva colazione. Il locale era stato ripulito ma il vociare era persistente e riguardava naturalmente i morti e gli scontri del giorno precedente. Gostannus portò la colazione al tavolo di Martens e compagni, ripetendo la sua costernazione per gli eventi accaduti la sera precedente.
Con la pancia piena, il gruppo salì sul carretto che gli era stato preparato la notte prima, e si diresse a Mitrik, lungo la strada lastricata vestigia della lunga dominazione Aerdy.
Kay è già arrivato nei pressi di Mitrik, dove assiste alle prime luci dell’alba ai preparativi per la giornata di festa. Mitrik è una grande città fortificata tutta cuspidi e palazzi intonacati, dal profilo ondulato e circondata da mura alte venti metri rinforzate da enormi contrafforti squadrati. La città sis tende su diversi colli, ognuno sormontato da una grande costruzione religiosa, da lontano la città appare come un lenzuolo bianco steso su un sacco di tuberi. Al centro della città, muri ancor piu alte, sovrastate da minareti simili a spilli d’argento, svettava maestosa la Città Eterna, cattedra del motere di Sua Santità Hazen di Rao.
Ai piedi delle mura esterne, all’ombra di una parete di roccia sulla quale svetta il Palazzo del Primo Cavaliere, c’è una grande piazza lastricata. A ridosso delle mura un’impalcatura di legno sovrastata da un grande palanchino probabilmente ospiterà le persone piu importanti di Veluna, come Hazen e il vescovo di Mitrik, i Lord delle Sette diocesi e gli arcivescovi del Consiglio, noncè generali, grandi ufficiali, membri dell’Ordine Celestiale ed eventuali diplomatici di Furyiondy. Dall’altra parte della piazza servi e scudieri preparano il campo per la giostra e circondano la piazza di sacchi di sabbia e ghiaia per il torneo di harpastum. Altre piazzole sono sparse ad intervalli regolari in tutta la vallata, ognuna recante una meridiana di pietra. Ci sono piccole costruzioni di legno e tela vicino ad ogni piazza, piccoli luoghi di preghiera dove si possono adorare Rao, San Cuthbert, Heironeous, i Valaeri e altre divinità protettrici. Presso questi templi provvisori sostano sacerdoti, profeti e pellegrini evangelizzatori che portano il verbo nell’improbabile auspicio che la gioia per l’evento sia mitigata dalla pietà e dalla devozione. L’elemento più spettacolare del luogo è però il mare di padiglioni colorati affiancati ovunque e recanti stendardi e pennoni delle casate nobiliari che presenzieranno al torneo e ai giochi. Casati di Furyondy e di Veluna si equivalgono quasi in numero, e sono presenti anche ordini religiosi e persino ordini militari e piccole compagnie mercenarie. Kay nota anche lo stemma del cervo visto sullo scudo di Martens sventolare in cima ad un enorme padiglione nero e verde ai confini della vallata ai piedi delle mura, dove un gruppo di Cavalieri del Cervo, Velunesi e Furyondyani hanno stabilito il loro quartier generale. A quest’ora la valle è pressochè deserta: si sentono i mugolii degli ubriachi, svenuti a terra ai lati del selciato, il rumore dei pali che affondano del suolo fangoso a colpi di mazzuolo, le orazioni dei religiosi e dei paladini inchinati davanti alle loro spade. Stuole di panettieri e fornai portano gerle di pane caldo presso le tende. Kay ne prende una, contrattando sul prezzo, e girovagando senza meta osservando con attezione quel che accade. Cavalieri di alti ordini religiosi in corazza scintillante e mantelli neri e oro arrivano di buon ora presso la tribuna, distribuendosi a stella attorno il seggio più rialzato.
La compagnia arriva in tarda mattinata al torneo, quando la vallata si è riempita di bancarelle, pellegrini, curiosi, bambini, cani e uno stuolo interminabile di prostitute. L’aria è satura di odore di olio e fritture, di frutta caramellata e carne arrosto, di birra e vino regurgitato e sudore e sterco di cavallo. Con calma i nostri avanzano verso la piazza sotto il Palazzo, mentre si odono squilli di tromba annunciare con tono trionfale l’arrivo delle squadre di harpastum di Veluna e Furyondy, a culminare il lungo torneo iniziato nel mattino tra piccole squadre di quartiere. Calathes, travestito da Kay, viene fermato per una spalla da un grosso uomo biondo sulla quarantina. Osservò lo straniero senza riconoscerlo. Aveva capelli cortissimi, il volto sfregiato da contusioni e graffi e cicatrici profonde, ma comunque era di bell’aspetto. Largo di spalle, alto un metro e ottanta, cosce muscolose e grosse come barilotti e spalle larghe, vestito con una corta tunica con i colori blu e rossa di Furyondy. L’uomo invita Kay a seguirlo dopo il torneo ufficiale nel torneo “clandestino” che si terrà nella radura a nord verso sera. L’uomo poi infila un caschetto di pelle imbottito ed entra in campo.
Nascosto nell’ombra del palanchino che lascia intravedere solo le gambe e il pastorale, Il Pastore dei Fedeli Hazen benedice il campo, e prima che il gruppo possa chiedere udienza alle guardie, viene fermato da un viso conosciuto. Sotto il cappusccio nero, il volto magro e scavato di Bigby, che li invita a seguirlo in un angolo all’ombra di uno dei contrafforti. La zona appare lurida, satura del piscio di centiniaia di ubriachi, almeno uno dei quali riverso in una pozza rossa contro il muro, una brocca di terracotta in frantumi vicino al volto. Due uomini stanno copulando in piedi spingendo due prostitute contro le mura della città, e in mezzo a loro, tre uomini in corazze lucenti con cappucci sollevati sui loro volti paiono aspettare il gruppo. Prima di avvicinarsi al luogo dell’incontro però, l’armatura di Martens inizia ad illuminarsi – rune d’oro invisibili fino ad allora assumono un colore giallo incandescente, avvolgendo il cavaliere in un nimbo di luce gialla. Appena vede questo, Mark grida al gruppo di prepararsi ad un agguato, e mette mano al corno che porta al fianco, dandogli fiato. “Bigby” vola in avanti sospinto dalla forza distruttiva del corno. Una anorme crepa inizia ad aprirsi verso l’alto delle mura, quando sotto i cappucci dei tre guerrieri i volti paiono sciogliersi mostrando una pelle nera e ricoperta di pustole, il viso circondati da capelli bianchi e crespi. I loro occhi sono tizzoni ardenti, e le loro bocche si spalancano mostrando una chiostra di denti aguzzi. I cambion sguainano spade ricurve dalla lama dentellata e si lanciano all’attacco. Due di loro si scagliano su Mark e uno sul sacerdote di Sol, Halidon. Un “secondo” Bigby appare dal nulla con un rumore sordo, e con una parola richiama dal nulla una gigantesca mano spettrale che solleva uno dei cambion da terra, stringendolo in una morsa d’acciaio. Halidon estrae la mazza fiammeggiante e colpisce con forza il cambion che lo ha assalito, che a sua volta non riesce a piazzare un solo colpo contro il sacerdote dal volto sfigurato. Il terzo cambion perisce rapidamente sotto il colpi di Mark che lo incalza con ferocia e lo finisce piandando la lama della scure fiammeggiante nel petto del demone, che cade a terra in unafontana di vermi, millepiedi e scarafaggi che scivolano nell’erba e nel sottosuolo. Il finto Bigby prova a fuggire, ma viene fermato da Kay che aveva tenuto l’anonimato fingendosi un semplice passante. Una massa di muscoli esplode dalla folla, sbattendosi contro Kay e il finto Bigby travolgendoli entrambi e togliendogli il fiato. Si tratta dell’l'uomo biondo che Calathes aveva incontrato poco prima dello scontro tra le squadre nazionali. Kay rimane senza fiato per qualche secondo, e quando si gira vede che le guardie di Mitrik hanno già cominciato a cingere e proteggere la zona dello scontro, sovrastata da una enorme e inquietante crepa nelle mura. Bigby nel mentre ha stretto anche il secondo demone in una seconda mano incorporea, ed evoca in rapida sequenza dozzine di piccole mani che si dispongono lungo la fessura ed impediscono ai detridi di cadere sulla folla. Kay rapidamente ne approfitta per legare il finto Bigby che si rivela essere Albion Brightmore camuffato con un incantesimo. Il Custode, gli occhi neri e lucidi come enormi perle, si rivolge a Kay con una voce che pare un ruggito proveniente dall’Inferno stesso “so chi sei adesso e non mi sfuggirai”. Schiumando bile nera, le sue ultime parole hanno il suono del ribollire di lava in un vulcano “ti aspetterò nel mio Palazzo a Dorakaa”. Detto questo, i suoi occhi si rivoltano, e il suo corpo si affloscia come una corda.
Sconvolto dalle parole appena udite, Kay si alza e viene scosso dal poderoso uomo biondo. “Hey Kay”, la sua voce è scossa dall’accadauto quanto quella di un uomo che si sta infilando gli stivali la mattina prima di uscire di casa “allora ci vieni al combattimento clandestino? Andiamo a sbudellare un paio di orchi?”. Il suo sorriso è sincero, ma Kay è ancora stordito dalle parole dell’uomo posseduto. Un paio di giovani ragazze del posto si avvicina ridacchiando, allungando le mani per valutare la consistenza dei muscoli dell’uomo biondo. “Magari piu tardi” dice Kay con un filo di voce. “Come magari,” tuona il massiccio giocatore “Kay, non vorrai dare buca a un torneo di crunerow!?”.



